«In ginocchio per Equitalia ma io non mi ammazzerò»

Schermata 2013-10-12 a 23.34.00Nuoro, la paradossale storia di un imprenditore “di successo” vicino al baratro. La causa? Una rateizzazione da 60mila euro negata per una circolare interna

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di Giovanni Bua

NUORO. Una misteriosa circolare interna che imporrebbe, nonostante la disastrata situazione del territorio, maggior durezza che nel resto dell’isola. Un rimbalzo continuo tra gli uffici di mezza Sardegna, l’attesa di telefonate da oltre Tirreno e di risposte computerizzate che poco hanno a che vedere con lo sbandierato ascolto del cittadino. E, paradossale risultato, la rateizzazione dell’ennesima cartella che non si può fare, tutti i guadagni che vengono pignorati, impedendo di proseguire l’attività e di pagare altre rate. E un impresa in piena attività che rischia di finire nel solito burrone, da cui troppo spesso i titolari non trovano migliore via di uscita che togliendosi al vita. «Non io però – tuona combattivo Giuseppe Pireddu – l’ho detto chiaro a Nuoro, a Sassari e a Cagliari. Io in testa non mi sparo. Ma purtroppo se mi mettono in ginocchio metterò in mezzo a una strada chi lavora per me. E smetterò di pagare i miei debiti con Equitalia a cui facevo fronte con abbastanza serenità. E ci perderemo tutti».

Già, perché come quasi sempre accade quando si parla di debiti e imprese, il protagonista della vicenda è Equitalia. E più precisamente la sede nuorese della società che riscuote per lo Stato i tributi non pagati. Pireddu, proprietario di una impresa familiare con un giro di affari da 300mila euro l’anno, gli uffici nuoresi li conosce bene. A loro infatti sta rendendo ben 270mila euro, 3300 euro al mese che versa con regolarità. O meglio: «Ho saltato sei rate – spiega– sfruttando la possibilità concessa dalla stessa Equitalia di saltarne fino a 8 senza che questo faccia decadere il piano di rientro. Ho preferito usare i soldi per pagare i fornitori, gli operai (per lui lavorano i tre figli e un operaio fisso), per tenere qualche soldo in cassa casomai ci fossero problemi con i mezzi. Ma era tutto sotto controllo».

A Pireddu infatti il lavoro non manca. La sua ditta si occupa di smaltimento rifiuti per una serie di grossi soggetti privati, e soprattutto si è aggiudicato l’appalto di raccolta per Orani, un affare da 20mila euro al mese. «La liquidità non mi manca – spiega – e nonostante le botte di Equitalia riesco a star dietro a tutto».

A settembre arriva però una nuova cartella: 60mila euro. Niente di impossibile, pensa Pireddu. Aggiungendola a quanto già paga la rata mensile arriverebbe intorno ai 4000 euro, pesante ma ancora sostenibile. L’imprenditore si presenta negli uffici barbaricini della società. E lì arriva l’amara sorpresa, alla richiesta di rateizzazione viene infatti allegato un preavviso di rigetto. A carico di Pireddu risultano infatti cinque rate scadute e non pagate, impossibile dunque procedere a nuovo piano di rientro. L’uomo casca dalle nuvole: «Ho saltato le rate perché era una possibilità che mi era stata concessa per prendere un po’ di ossigeno». Pireddu non si perde d’animo, e va negli uffici regionali di Equitalia. Lì l’impiegato stupito spiega che non ci sarà alcun problema a dare corso alla sua richiesta. Quando però prova a completare la pratica si accorge che il tutto è già stato protocollato dall’ufficio nuorese. Che ha inoltre provveduto a pignorare il pagamento mensile del comune di Orani di 18mila euro. Pireddu torna furente a Nuoro per il pignoramento (che non poteva esser fatto con una richiesta di rateizzazione ancora in piedi). E soprattutto chiede conto del diverso trattamento tra il capoluogo barbaricino e la sede regionale di Equitalia: «Una circolare interna – spiegano – non possiamo fare nulla. Chi salta rate non può averne di nuove». L’uomo è sicuro di essere nel giusto (a Cagliari glielo hanno suggerito a mezza bocca) e ottiene che la sua pratica arrivi oltre Tirreno. Ma da giorni le promesse risposte non arrivano. «Il Comune di Orani – spiega – prima di pagare la mensilità deve chiedere a Equitalia, che si terrà tutto per tre o quattro mesi per rientrare dei suoi 60mila euro. Io nel mentre però non pagherò le rate dell’altro debito, andando oltre le otto concesse. E quindi mi chiederanno di rientrare degli altri 200mila euro, che chiaramente non ho. Nel mentre lavorerò gratis, fino a quando non si romperà qualche mezzo, o dovrò affrontare qualche spesa. Sempre che, come può tranquillamente succedere, la banche non mi chiedano tutte di rientrare dai fidi. Il rischio è di saltare per aria completamente per un debito che potevo tranquillamente onorare. Venite a parlare con noi dicevano. Io ci sono andato, questo è il risultato».

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