Morto a Roma l’ex SS Erich Priebke
L’Argentina: «Non ospiteremo la salma»

priebkeCapitano tedesco, nel ‘44 partecipò all’eccidio delle Fosse Ardeatine. Aveva 100 anni, era stato condannato all’ergastolo

banner_corseraROMA – È morto a Roma l’ex ufficiale delle SS Erich Priebke, aveva 100 anni. Militare tedesco durante la seconda Guerra Mondiale, capitano delle SS in Italia, era stato condannato all’ergastolo per aver partecipato alla pianificazione e alla realizzazione dell’eccidio delle Fosse Ardeatine. L’ex ufficiale scontava la sua pena agli arresti domiciliari a Roma, in un appartamento del quartiere Aurelio.

L’ARGENTINA NON LO VUOLE – «L’avvocato Paolo Giachini, legale dell’ex SS, comunica: «Non sarà allestita alcuna camera ardente. L’ex ufficiale delle SS Erich sarà sepolto accanto alla moglie a Bariloche, nella città argentina dove anni fa si era rifugiato, ma ci sono ancora alcuni aspetti burocratici da risolvere». Ipotesi smentita però dal l ministro degli esteri dell’Argentina Hector Timerman, che — ha riferito il Ministero — «ha dato ordine di respingere ogni procedura che possa permettere l’ingresso nel Paese del corpo del criminale Erich Priebke», spiegando che il Paese non vuole la salma perché «gli argentini non accettano questo tipo di offese alla dignità dell’uomo».RAPPRESAGLIA PER VIA RASELLA – Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e fino al maggio 1944 Priebke operò nella capitale italiana sotto il comando di Herbert Kappler. In seguito all’attentato di via Rasella ai danni di una compagnia del battaglione Bozen – messo a segno dai Gap, Gruppi di Azione Patriottica – , il 23 marzo 1944, Kappler ordinò le esecuzioni di 335 ostaggi, da fucilare per rappresaglia dentro le Fosse Ardeatine. Operazione condotta il giorno 24 marzo anche dall’SS-Hauptsturmführer Priebke

ARRESTO E PROCESSO – Nel 1994 viene rintracciato da una televisione americana e poi arrestato dalla polizia argentina a Bariloche. L’Italia ne chiede subito l’estradizione per la strage delle Fosse Ardeatine, estradizione che avviene l’anno successivo. A maggio del ‘96 inizia il processo militare per le sue responsabilità nella strage delle Fosse Ardeatine e nel ‘97 arriva la sentenza di primo grado: Priebke viene condannato a 15 anni (10 dei quali condonati). Nel ‘98 comincia il processo di Appello mentre, sempre nel ‘98 la Corte Militare d’Appello lo condanna all’ergastolo Erich Priebke , pena confermata dalla Corte di Cassazione . Dal ‘99 Il tribunale militare di sorveglianza concede a Priebke la detenzione domiciliare per motivi di salute.

IL PERMESSO DI LAVORO – Nel giugno 2006, all’ex capitano SS era stato concesso il permesso di lavorare fuori casa. All’epoca il condannato per l’eccidio delle Ardeatine aveva 93 anni. Ma la sua «libera uscita» era durata solo un giorno: il magistrato militare di sorveglianza aveva cancellato il permesso dopo neppure 24 ore.

 

Uno striscione contro Priebke vicino alla sua casa (Omniroma)

SVASTICHE E STRISCIONI – Per il compleanno del suo secolo, nel luglio 2013, a Roma erano comparse svastiche sulle sedi dell’Anpi (l’associazione dei partigiani e dei reduci) e del Pd, poi cancellate dalle squadre dell’Azienda municipale per l’ambiente. Eppure pochi giorni prima lo stesso sindaco di Roma Ignazio Marino, rispondendo a un appello del presidente della Comunità ebraica Riccardo Pacifici, aveva avvertito: «Vigilerò personalmente affinché nessuna “festa” pubblica sia autorizzata in occasione dei 100 anni di Erich Priebke. Come più volte ricordato, Roma ha il dovere di ricordare chi ha combattuto per liberare la città dall’occupazione nazifascista e chi per mano di questa ha perduto la propria vita. Roma è stata insignita della Medaglia d’Oro della Resistenza e nessuno può festeggiare uno dei responsabili dell’eccidio delle Fosse Ardeatine».

L’ANPI: «UN CRIMINALE MA RISPETTIAMO MORTE» – «Rispettiamo la persona di fronte alla morte, ma non possiamo dimenticare le vittime delle Fosse Ardeatine. Erich Priebke è stato un criminale, al servizio di una dittatura sanguinaria». Così Carlo Smuraglia, presidente nazionale dell’Anpi, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia.

I REDUCI – «Non ha scontato in vita e mi rammarico che non si sia mai pentito», ha detto Piero Terracina, uno degli ultimi reduci italiani al lager di Auschwitz: «non gioisco della morte di nessuno, spero che faccia i conti nella sede opportuna». Per Marcello Pezzetti, storico e direttore della Fondazione del Museo della Shoah di Roma, «non è morto nessuno! Priebke è nessuno. Il mio pensiero va a quelli che sono morti uccisi da lui»

L’ULTIMA INTERVISTA – E mentre la notizia della scomparsa del «boia» trova spazio anche sui siti esteri, suscita sconcerto l’ultima intervista «autografata» dallo stesso Priebke, risalente ai giorni dell’ultimo compleanno, in cui l’ufficiale rivendica «la fedeltà al proprio passato e nega l’esistenza stessa delle camere a gas: «Non si sono mai trovate, salvo quella costruita a guerra finita dagli americani a Dachau». Una sorta di impressionante testamento politico, in cui si straparla di una «verità storica» manipolata dai «vincitori del secondo conflitto mondiale», che «avevano interesse a che non si dovesse chiedere conto dei loro crimini».

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