ANCHE GLI STUDENTI SONO UNA CASTA

filippo facci

FILIPPO FACCI RIDERE: “ANCHE GLI STUDENTI SONO UNA CASTA PERCHÉ LO STATO GLI CHIEDE SOLO MILLE O DUEMILA EURO L’ANNO DI TASSE UNIVERSITARIE E NE COSTANO SETTE”

“Provate a spiegare a tanti coccolatissimi giovani che da una quarantina d’anni non hanno azzeccato una battaglia che sia una, spesso rincoglioniti dalla cultura bipolare e catastrofista dei loro cattivissimi maestri sessantottini. E che la Fornero aveva ragione sui giovani choosy”…

Filippo Facci per “Libero”

Non è un Paese per studenti, questo: a meno che siano svogliati, viziati, rammolliti dalla bambagia familiare, cioè bamboccioni, iper-protetti dal familismo e da un welfare schizofrenico.

Filippo Facci

Allora sì, ecco che questo diventa un Paese per studenti: purché siano quelli che sfilavano nel corteo romano, sabato, col fegato di sostenere che «gli stanno rubando il futuro», quelli che il governatore di Bankitalia Ignazio Visco ha sconsigliato dal laurearsi perché avrebbero meno probabilità di trovare lavoro, quelli che hanno scambiato la condizione studentesca per un parcheggio post-puberale, quelli, insomma, ai quali potete anche dirlo: che sono una casta.

Loro rimarranno di sale, li farete imbestialire, ma lo sono e lo restano. Lo sono perché lo Stato gli chiede soltanto mille o duemila euro l’anno di tasse universitarie, mentre ne costano – allo stesso Stato – una media di settemila: soldi a carico nostro, della fiscalità generale, soldi pagati anche da chi magari i figli all’università non ce li può mandare, magari perché non può, perché non ce la fa. Una casta è proprio questo: il privilegio di una minoranza a spese di una maggioranza. Ma voi provate a dirglielo. Provate a spiegarglielo.

Provate a spiegare a tanti coccolatissimi giovani, che per definizione hanno sempre ragione, che da una quarantina d’anni non hanno azzeccato una battaglia che sia una, spesso rincoglioniti dalla cultura bipolare e catastrofista dei loro cattivissimi maestri sessantottini: dediti, quest’ultimi, a condire il loro progressivo accomiatarsi con profezie di sciagura che hanno trasformato ogni futuro in un funerale sociale, ambientale, economico e tecnologico.

Provate a dirglielo senza che vi saltino addosso: loro, i loro genitori e ovviamente la stampa conformista. Provate a dirgli che l’ex ministro Elsa Fornero, quando diceva che i giovani non devono essere schizzinosi all’ingresso nel mondo del lavoro, aveva ragione e basta. Provate a dirgli che Annamaria Cancellieri, quando parlò degli italiani «mammoni», aveva ragione pure lei, o, peggio, che ce l’aveva anche l’ex viceministro Michel Martone quando disse che un 28enne non ancora laureato è spesso uno sfigato.

Oh certo, un laureato italiano resta sfigato a qualsiasi età, molte volte: perché manca il lavoro ,perché la scuola non forma,e poi certo, perché un sacco di giovani si chiudono nelle università anche per prolungare una sorta di anticamera della vita reale, sfuggendo ogni minimo approccio col mondo del lavoro. Sta di fatto che gli studenti lavoratori in Italia restano una minoranza: c’è poco da sproloquiare.

Da noi ci si laurea in media dopo i 27 anni quando in Europa non si arriva ai 24, con un mercato che ormai è senza confini e rende i giovani italiani dei potenziali ritardatari agli appuntamenti che contano.

A sostenerlo ci sono tutti i dati del mondo, e il governatore di Bankitalia l’ha detto chiaro: il livello di istruzione dei nostri giovani è ancora ben distante da quello degli altri Paesi avanzati, c’è dispersione scolastica, un laureato italiano ha meno possibilità di trovare lavoro di un diplomato, c’è una percentuale spaventosa di analfabetismo funzionale e cioè un’incapacità diffusa, in sostanza, di usare efficacemente la lettura e la scrittura e il calcolo nelle situazioni quotidiane.Ma dire questo, politicamente, non serve: ci sono animi da non frustrare – ti spiegano.

Teniamoci dunque la patetica casta degli studenti, questi poveracci che siamo riusciti a rovinare con la scusa di proteggerli. Non diciamogli che sono gli studenti con meno mobilità al mondo (l’80 per cento è iscritto nella regione di residenza) e che spesso la facoltà viene scelta secondo la distanza da casa, anche perché cinque giovani su dieci, dai 25 ai 34 anni, vivono ancora coi genitori.

Non diciamogli che quello sciagurato e falso egualitarismo chiamato «valore legale del titolo di studio» ha prodotto milioni di false illusioni perché un pezzo di carta non insegna un lavoro né ti aiuta davvero a trovarlo, se nel frattempo non l’hai imparato e non hai capito che una professione e un’emancipazione non sono regali, non sono diritti, non sono pezzi di carta: sono una durissima conquista.

 

1 Comment

  1. partenopeo23

    Fornero ? Ah si quella che è sposata con un Barone Universitario e che ha la figlia che a 23 anni ha vinto una cattedra nella stessa università dove insegna il padre, a differenza di tanti ricercatori che fanno gavetta e anticamera all’infinito fino a 40 anni (se sono ricchi e hanno i soldi altrimenti gli tocca mollare) altrimenti nisba ? Fornero ? ah mica quella che ha fatto il casino degli esodati ? Quella che ha tolto la pensione ai giorni di assenza per le donazioni di sangue ? Cancellieri ? Ah si quella il cui figlio non ancora laureato è andato a fare il supermanager in un’impresa di stato portandola al fallimento (però gli stipendi da manager pur non dimostrando di non esserlo se li è presi lo stesso nonostante la resa pietosa). Martone ? Ah si quello il cui padre magistrato e piduista ha piazzato con una cattedra all’università a Roma all’età di quanto ? 23 – 25 anni ? Chissà come mai c’è tutto questo assembramento di geni in certi ambienti ? SI vede che deve essere un dono di natura o forse l’aria che respirano. Certamente qualche lieve riferimento ai sistemi baronali che controllano la machcina del sapre nel nostro paese non guasterebbe. Appelli che non si fanno mai. Profesosri che non tengono lezioni pur prendendosi lo stipendio. Studenti che pagano per servizi che non ricevono. Succdee a catania come a Genova (scienze motorie).
    Al Signor Facci gli manca un nome per concludere quell’elenco di personaggi prestigiosi con cui ci ha deliziato: il Signor Luca Luciani, Presidente Azionisti di Telecom che con spregiudicatezza e linguaggio da trivio calcistico ha intrattenuto il suo pubblico con dotti riferimenti storici….Certamente quel nome non avrebbe sfigurato fra le personalità di prestigio (e con i curricula dei loro figli) che il filippo de noantri ha citato per fregiare le sue dotte dissertazioni sociologiche.

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