Dalla Regione 950mila euro per un reality. Che non ha visto nessuno

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sardinia postQuando nell’ottobre dello scorso anno il sito specializzato Reality & show decise di intervistare la semisconosciuta Alessandra Barzaghi, fresca d’eliminazione alla prima puntata di Ballando con le stelle, le chiese pure conto dell’esperienza come conduttice di Sweet Sardinia, reality ambientato nell’Isola e andato in onda tra settembre e novembre 2013 su La5, canale tematico della famiglia Mediaset. In breve: “Otto coppie di innamorati, quasi tutte sui vent’anni (il target tipo della rete) circumnavigano l’Isola a bordo di un galeone – scriveva il sito brand-news.it – affrontando prove di affinità di coppia e sottoponendosi al giudizio della giuria”. Una sorta di “‘Uomini e donne’ alla De Filippi, dentro una Sardegna da cartolina”, criticarono i detrattori.

Tornando ad Alessandra Barzaghi, a domanda rispose: “In realtà non ho visto le puntate perché ero impegnata nel ballo. So che è carino e che piace”. Una risposta candida, sincera e rivelatrice: Sweet Sardinia non l’ha visto neppure chi l’ha fatto, figurarsi i telespettatori. E infatti, tutto è naufragato sotto la dura legge dell’audience. Difficile immaginare il contrario, visto lo share medio di La5 tra settembre e novembre: 0,7%. Semplicemente il nulla.

Nonostante i disarmanti dati Auditel, la Regione di Ugo Cappellacci s’era così appassionata al progetto proposto dalla torinese Showlab (guarda il documento) da decidere di coprodurre il format sborsando 950mila euro pescati tra Sardegna Promozione (900mila) Film commission (50mila a valere sul bando hospitality). Un progetto a lunghissima scadenza: “L’accordo di co-produzione che ci lega alla Sardegna durerà dieci anni – aveva spiegato ai giornalisti di brand-news.it il numero uno di Showlab Corrado Camilla, durante una conferenza stampa tenuta a Milano -. Presenteremo il format al prossimo Mip di Cannes (evento specializzato in prodotti per l’intrattenimento, ndr) invitando le altre nazioni a girarlo sull’Isola”.

L’idea di partenza non era forse neanche male: ‘vendere’ le bellezze e le prelibatezze enogastronomiche dell’Isola attraverso un reality. Svecchiare cioè un marketing turistico stantio e di dubbia utilità strizzando l’occhiolino al filone del branded entertainment: il marchio Sardegna associato a un format tv di successo. Il tutto condito da riprese mozzafiato e prove da superare tra pareti del Gennargentu, boschi del Parco geominerario e ovili. Il problema, forse un poco sottovalutato, è che quando si intende vendere qualcosa bisogna soddisfare una minima condizione: disporre di acquirenti. E La5, visti gli ascolti, non ha certo aiutato: in termini assoluti si è passati dai 174mila spettatori della prima puntata ai 115mila della terza.

“Numeri irrisori – taglia corto il pubblicitario Aldo Brigaglia, già consulente dell’assessorato regionale al Turismo -. E poi, quale pubblico? Magari giovani o giovanissimi che vanno ancora in vacanza con i genitori? Sarebbero soldi buttati. Se invece parliamo di un target medio-alto, culturalmente preparato e con un reddito sui 50mila euro, allora può rivelarsi un buon investimento”.

Il problema target: chi guarda La5? Un aiuto arriva dai commenti con cui gli aficionados de La5 hanno accolto un post pubblicato su Facebook il 20 settembre scorso (guarda), ovvero ventiquattr’ore dopo l’esordio di Sweet Sardinia. “Avete visto il programma ieri sera? Da oggi – scriveva La5 sul social network –  alle 14:00 e alle 18:10 inizia l’appuntamento quotidiano con le avventure dei ragazzi, siete pronti?”. No, non erano pronti. Tra i commenti più ‘accomodanti’: “Rivogliamo Dawson’s creek”, “Ma xke avete tolto dawson’s Creek????”, “Bravissimi! ottimo colpo a fare sti programmi ignoranti e da pu***aio! C’era un programma in onda e doveva essere quello …..vergognatevi!”. Insomma, non sembrano proprio i commenti entusiasti di potenziali turisti. Per fortuna.

Pablo Sole

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