La tragedia e l’appartenenza alla Comunità

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Ieri sono stato a Toribílo, un ora e mezza di viaggio da Cali – in Colombia dove io risiedo ormai da diversi anni – sono stato chiamato a documentare un fatto di cronaca. Sabato due indigeni di etnia Quechua venivano assassinati dalle Farc-EP (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia—Ejército del Pueblo) e ieri si celebravano i funerali. L’Esercito del Pueblo assassinava due del “Pueblo”. Anacronistico, tragico, incompressibile, pensatela come volete ma quei due omicidi a sangue freddo sono la risposta che la Colombia certo non si aspettava in questi giorni cruciali per gli accordi di pace.

“Le Farc in 50anni di conflitto non hanno mai ucciso volutamente civili”  hanno detto qualche giorni fa  i capi della guerriglia che partecipano agli accordi di pace all’Havana.

Daniel Coicué e Manuel Antonio Tumiñá, sono i due indigeni, civili, volutamente assassinati. Facevano parte della “Guardias Indígenas” , la dinamica dell’omicidio vede le due parti contrapporsi su uno striscione che celebrava l’anniversario dell’uccisione di Alfonso Cano – capo carismatico delle Farc-EP – da parte dell’esercito Colombiano ucciso nel novembre del 2011, la Guardias Indígenas si oppone affinchè lo striscione venga esposto, gli indigeni rivendicano la loro totale neutralità al conflitto e da anni si battono affinchè questa neutralità venga riconosciuta da entrambe le parti, esercito e guerriglia. Quello che succede nell’immediato è che i mitra dei guerriglieri fanno fuoco sugli indigeni disarmati, e, a perdere la vita sono un leader e un membro della Guardias Indígenas. Subito si mobilità la comunità, scatta la caccia al “guerrigliero”, ne vengono catturati cinque e questa mattina, in una scuola pubblica, verranno processati, rischiano tutti e cinque il massimo della pena, 35 anni di prigione. Il Pueblo processa cinque “prottettori” del Pueblo, anacronistico? No, totalmente reale.

Ieri ho visto la tragedia ma anche un meraviglioso popolo, un popolo fiero delle sue origini e della sua appartenenza alla comunità indigena, erano 2000 forse tremila che con bandiere di ogni dimensione dai colori rosso e verde, salutavano nel lungo tragitto i feretri dei loro compagni assassinati.

Un popolo che non vuole dimenticare le sue origini, la sua lingua, non vuole dimenticare che prima degli altri c’erano loro.

 PER SAPERNE DI PIU’ (IN SPAGNOLO)

http://www.elpais.com.co/elpais/judicial/noticias/indigenas-van-dejar-farc-advierte-alcalde-toribio

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