Colombia. Sequestro generale, sospesi colloqui di pace

generale Ruben Dario Alzate

radio vaticana

Colombia. Sono stati sospesi i negoziati di pace tra il governo e i guerriglieri delle Farc in seguito al rapimento del generale Ruben Dario Alzate. È la prima volta in 50 anni di conflitti che un generale dell’esercito viene reso prigioniero. Il presidente, Juan Manuel Santos, ha dichiarato che non ci saranno confronti finché non saranno chiarite le circostanze del rapimento.

Corinna Spirito ha chiesto un commento a Luis Badilla Morales, giornalista della nostra emittente, esperto di America Latina:

R. – I negoziati tra il governo del presidente Santos e le Forze armate rivoluzionarie colombiane (Farc) che vanno avanti a Cuba, a L’Avana, da due anni, si trovavano al momento del sequestro di questo generale in una fase piuttosto avanzata, con accordi sostanziali molto importanti. Ecco perché la notizia triste del fatto che il governo ha deciso di sospendere questi negoziati a seguito del sequestro – che è una cosa molto grave – non può altro che seminare preoccupazione per l’opinione pubblica colombiana, per la Chiesa cattolica – che con ogni probabilità si pronuncerà nelle prossime ore – e per la comunità internazionale, perché il ruolo della Colombia è molto importante. Speriamo sia una cosa momentanea, che si prendano le misure e si diano le risposte adeguate, in particolare da parte delle Farc.

D. – Quali sono le ragioni dietro al rapimento di un generale dell’esercito, a soli due giorni da trattati molto importanti?

R. – Qui dovremmo ragionare con una certa cautela, perché la situazione interna delle Farc è molto delicata e quindi non so se sia giusto parlare del rapimento delle Farc e non sia meglio parlare di qualcosa che sta succedendo dentro le Farc, perché potrebbe essere benissimo che questo rapimento sia opera di una parte delle Farc che non condivide la linea politica ufficiale dei negoziati in corso a L’Avana. Per questo, dobbiamo aspettare di avere più informazioni per avere un’opinione definitiva. È molto probabile, anzi direi quasi certo, che questa vicenda debba essere inquadrata all’interno di una resa dei conti all’interno delle Farc.

D. – Come peserebbe sull’economia colombiana un accordo di pace?

R. – Un accordo di pace peserebbe in maniera straordinariamente positiva, soprattutto sul popolo della Colombia, che ormai da 50 anni patisce questa guerra strisciante, orrenda, con migliaia e migliaia di vittime, sequestrati mai tornati o sequestrati e uccisi, sfollati – la Colombia è il Paese al mondo che conta più sfollati, oltre quattro milioni – e via dicendo. Quindi, la prima considerazione nell’eventualità di un trattato di pace è quanto farebbe di importante per la serenità e la tranquillità di questo popolo e, in secondo luogo, la possibilità di dedicarsi allo sviluppo sostenibile, combattere la povertà e non dover vivere la vita delle persone, delle istituzioni, dei politici dedicata tutti i giorni solo a difendersi da violenze o a combattere la violenza.

D. – È pensabile che in futuro i membri delle Farc possano accedere al parlamento?

R. – Certamente. È già accaduto in altri Paesi: in Guatemala, nel Salvador… Dopo un trattato di pace, evidentemente la guerriglia smobilitata deve essere reinserita come partito costituzionale democratico all’interno delle regole del gioco. Questo non è solo pensabile, ma è auspicabile nella misura in cui si raggiunga un accordo di pace vera, duratura e giusta.


(Corinna Spirito)

 

La regione dove i tre militari sono stati sequestrati dalle Farc 

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