Lo sport nazionale Indiano: “Violenza sulle donne”

Indian national sport: “Violence against women”

 

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DAL CORRIERE DELLA SERA

India, violentata e uccisa sul bus
L’aggressore: «Colpa sua»

Le frasi choc di uno degli aggressori di Nirbhaya, la studentessa violentata e uccisa su un bus di Delhi, in un documentario che sta dividendo l’India. Messa in onda bloccata

«Quando la stavamo violentando, non avrebbe dovuto reagire». «Se fosse rimasta calma si sarebbe salvata». « Una ragazza per bene non dovrebbe andare in giro alle nove di sera». «Quando c’è uno stupro la donna è sempre più colpevole dell’uomo». Sono alcune delle frasi choc pronunciate da Mukesh Sing, uno degli aggressori di Nirbhaya, la studentessa di 21 anni violentata e uccisa su un bus di Delhi nel 2012. E diventata suo malgrado un simbolo della violenza contro le donne in India.
Le parole dello stupratore sono state raccolte in carcere due anni fa dalla regista britannica Leslee Udwin, per il documentario «India’s daugheter» che sarà trasmesso dalla Bbc l’8 marzo. Ma la cui messa in onda in India è stata invece bloccata « fino a successivo ordine» da un tribunale di Nuova Delhi.

La madre di Nirbhaya: «Si faccia giustizia»

Leslee Udwin (Reuters)Dopo la pubblicazione dell’intervista, la madre di Nirbhaya non ha usato mezzi toni. Auspicando che l’aggressore di sua figlia «sia impiccato e che si faccia giustizia». «Queste persone sono una minaccia per la società – ha aggiunto l’anziana – e il governo deve eseguire la condanna a morte». 

Nell’ordine con cui i giudici hanno bloccato la messa in onda del film si legge che Singh «ha fatto commenti offensivi contro le donne, creando così un’atmosfera di paura e tensione che può portare a delle proteste con rischi per l’ordine pubblico». La pensa diversamente la regista Udwin. Che si appella al primo ministro indiano Narendra Modi e parla di «censura sgarbata». Poco prima il ministro per Affari del Parlamento, Venkaiah Naidu, aveva detto: «Abbiamo il diritto di vietare il film in India. C’è una cospirazione internazionale per gettare discredito sul nostro Paese. Proveremo a bloccare la messa in onda anche all’estero».

L’aggressore: «Solo il 20% delle ragazze è per bene»

Era il 16 dicembre 2012. Nirbhaya (nome di fantasia che in sanscrito significa «Colei che non ha paura») quella sera era andata al cinema con un amico. Stava tornando a casa in bus quando sei uomini, tra cui Singh, che si trovava alla guida del mezzo, la violentarono, colpendola con una spranga di ferro. Trasportata in un ospedale di Singapore, morì dopo nove giorni di agonia. Gli aggressori, tra cui uno minorenne, furono arrestati. E confessarono. Salvo poi ritrattare, sostenendo di essere stati torturati dalla polizia.

Singh negò di avere partecipato alle violenze. E affermò di essere sempre rimasto al volante. «I lavori domestici ed il mantenimento della casa è quello che spetta alle ragazze, non andare a zonzo nelle discoteche e nei pub di notte facendo cose sbagliate e vestendo indumenti sbagliati», ha detto intervistato dalla regista Udwin. E visto che «solo il 20% delle ragazze sono per bene», ha aggiunto, la gente «ha il diritto di impartire una lezione a quelle che sbagliano». Secondo l’uomo, inoltre, il ricorso alla pena di morte (prevista da una nuova legge approvata dopo il caso Nirbhaya) «è ancora più pericolosa per le donne», perché induce gli stupratori a uccidere le loro vittime per paura che parlino.

Gli stupratori in attesa di un ricorso

Un anno fa l’Alta Corte di New Delhi ha confermato le condanne a morte per impiccagione inflitte a Vinay Sharma, Pawan Gupta, Akshay Thakur e lo stesso Singh. Un quinto uomo era stato trovato morto nella sua cella pochi mesi dopo l’arresto. Ma le sentenze sono state sospese dalla Corte Suprema lo scorso luglio in attesa che si esamini un ricorso.

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