Un carico di armi in partenza per l’Iraq

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Munizioni e mezzi militari trasferiti sul traghetto Maior: saranno consegnati ai combattenti anti Isis
di Giampiero Cocco

la nuova sardegnaLA MADDALENA. Il traghetto ro-ro “Maior”, un cargo che da oltre venti anni trasporta materiale bellico per conto del Ministero della Difesa ha imbarcato ieri, dai moli dell’isola di Santo Stefano, l’ennesimo carico di armi e munizioni destinato alle milizie curde dell’Iraq. La consegna delle armi ai combattenti anti Isis, il sanguinario califfato islamico, venne deciso nel settembre scorso dal governo italiano per «gravi motivi di sicurezza nazionale e internazionale» e dopo le incalzanti minacce rivolte dall’Isis all’Italia. Minacce che in queste ore si sono centuplicate e che hanno messo in allerta, oltre che le forze dell’ordine, tutti i servizi di intelligence operanti in Italia e all’estero. Il governo decise, con decreto, di annullare il provvedimento di confisca e distruzione del carico di armamenti sequestrato nel 1994 dell’oligarca russo Alexander Zuckhov e disposto dalla magistratura torinese per consegnarne una consistente parte alle milizie anticaliffato.

Il carico. Nonostante il velo del segreto militare sia calato sulle diverse fasi del trasferimento disposte dallo Stato Maggiore della Difesa sulla movimentazione del materiale bellico dai bunker sotterranei di Santo Stefano al Kurdistan iracheno, è difficile nascondere il traghetto Maior che, sporadicamente, approda nella banchina ad alto fondale della base di Santo Stefano. Ieri il cargo ha imbarcato una cinquantina di camion e mezzi militari con rimorchi e container, quindi ha ripreso la rotta verso Piombino, dove è arrivato a notte inoltrata.

Il trasferimento. La parte di armamenti destinati al Kurdistan ha preso il volo verso l’aeroporto internazionale di Baghdad, dove tutto il materiale bellico offerto dalla coalizione di Stati viene preso in consegna dall’esercito iracheno e quindi distribuito ai vari comandi delle milizie curde e ai combattenti islamici anti Isis. Un’altra consistente parte del materiale bellico portato via dai bunker di Santo Stefano – si tratta di vecchie munizioni di marina, mine, granate, esplosivi d’ogni genere e materiali non più in uso alle nostre forze armate, è stato invece trasferito, come da programma approvato dal Ministero della Difesa, nel depositi militari che l’Agenzia Industrie Difesa gestisce in Emilia Romagna, a Noceto (Parma), dov’è attivo uno stabilimento di ripristino e recupero del munizionamento. Questa movimentazione di esplosivi e munizioni è stato decisa per fare spazio nelle “riservette” (le celle sotterranee) del bunker di Santo Stefano ai nuovi armamenti in dotazione alle forze Nato. Armamenti che saranno stipati nel più sicuro e protetto dei depositi costieri del Mediterraneo.

Servizi segreti. A giocare un ruolo decisivo nel trasferimento delle armi – dopo lo scandalo e l’inchiesta aperta dalla procura della Repubblica di Tempio nell’estate del 2012, quando cinque container zeppi di esplosivi, munizioni, razzi, mitragliatori Kalashnikov, missili Katiusja e armi Rpg destinati alle milizia anti Gheddafi in Libia vennero imbarcati su un traghetto della Tirrenia che trasportava, tra Olbia e Civitavecchia, oltre 750 passeggeri, compresi un centinaio di ignari bambini – sono stati i nostri servizi segreti, che hanno “suggerito” alle autorità militari l’utilizzo di mezzi dedicati e imposto la segretezza su ogni movimentazione. Il ministro della Difesa Roberta Pinotti, nell’estate dello scorso anno, effettuò un blitz nei bunker di Santo Stefano, accompagnata dall’allora capo dello Stato maggiore della marina militare, per visionare di persona quali armi potevano essere consegnate dall’Italia ai combattenti anti Isis, lo stato islamico. Da allora la ramificazione del califfato islamico ha raggiunto le sponde del Nord Africa, ed è presente in Libia, Algeria e, con i “combattenti di ritorno”, anche in Tunisia.

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