La Bamba … il viaggio di un grammo di cocaina dal Putumayo al naso di Milano





Cinque anni di inquietudini, paure, affanni… cinque anni alla ricerca di qualcosa di indecifrabile, maledettamente complicato anche da capire. Oltreché improbabile da realizzare. E poi per cosa? Per chi? Maledetta fu l’ansia di esserci, di esplorare un mondo segregato agli sguardi esterni. A dire il vero, inizialmente i miei istinti giornalistici erano pungolati da altro. Sin dal mio arrivo in Colombia, infatti, ho avuto l’ossessione di fotografare la cattività di Ingrid Betancourt, la fondatrice del Partido Verde Oxìgeno, rapita agli inizi del 2002.

E quindi tutti i miei contatti per arrivare all’illustre sequestrata per me, migrante per amore da Sandalia, la matrigna terra dei sequestri di persona, si sviluppavano o, più spesso, si avviluppavano bordeline, in quel sottile confine tra legalità e malavita che, fanno del mestiere del reporter, uno dei più problematici, ma intrigante lavoro del mondo. E così, i miei contatti con la Fiscalia (i buoni) e le Farc (i cattivi) si sono succeduti con alterne fortune ma, quantomeno per lo scopo principale delle mie ricerche, senza grandi risultati. Ma nell’entroterra della “questione” colombiana, quasi subito ho potuto riscontrare la ineludibilità dei problema centrale: la Cocaina.La madre di tutti i problemi.


Avviene così che, tra una “missione” e l’altra all’interno della realtà dei campesinos, è diventato quasi naturale discutere con loro, “raspachines” (raccoglitori di foglie) o “cocaleros” (produttori) che fossero, gli uomini, tanti, assoldati in quella immensa schiera dei primi veri schiavi della Coca. Una volta attraversato il “confine”, il passo dalla curiosità umana, senza mai abdicarvi, alla ispirazione del reportage, dell’inchiesta che provasse a raccontare, anche con le crude immagini, un pianeta maledettamente complicato; quel passo l’ho percorso velocemente. Ne ho viste tante, conosciuto ed ascoltato tanti di questi uomini vocati alla loro misera sopravvivenza e schiavi della sfrenata e stratosferica bramosia degli uomini più ricchi e potenti del pianeta.
Umili e diafani coscritti del business più immarcescibile della Terra. E così, alla fine di questi complicati percorsi di cronaca, di cognizione, di contatto rispettoso e di esplorazione, mi sono ritrovato con un piccolo immenso patrimonio di esperienze e di immagini che avrei voluto o, forse, dovuto condividere con il mondo intero. Per questo quando l’amico Paolo, mi ha proposto di trasferire, con il suo aiuto, questa risorsa nel racconto di un altro viaggio, quello di un grammo di coca che dalle coltivazioni hormigeñe ai produttori, dai trafficanti ai traquetos di tutto il mondo, arrivano a Milano, la metropoli più cocainomane d’Europa, ho accettato l’idea. La Bamba è, anche per questo, un pezzo importante della mia vita e delle mie fatiche, ma è anche, o almeno così vuole essere, uno sguardo attento umano ma, in qualche modo, asettico su uno specifico spaccato sociale dove l’ignoranza, la debolezza, l’oscurità e il buio sono stati finora i veri protagonisti di un dramma che riguarda tutta l’umanità. Questo velo La Bamba può contribuire a scostarlo per vedere e per capire meglio. Così io spero. Grazie anche ai miei scatti ed alla mia fatica. Alla fine questa sarebbe la mia più grande gratificazione.
Antonello Zappadu

LA BAMBA
di: Paolo Berizzi – Antonello Zappadu




Editore: Dalai Editore
Collana: I saggi
Prezzo: € 18.50
Formato: Libro in brossura
Data di pubblicazione: 2012
ISBN: 8860739276
ISBN 13: 9788860739278

Editore & Imprint: Dalai Editore
Pagine: 240

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